Ogni mattina sul cuscino ne trovavo di più. Poi nella doccia, poi nel pettine. Le tempie si allargavano un po' alla volta, e io ho cominciato a fare quello che fanno tutti: il cappellino anche in casa, la luce del bagno spenta, e nelle foto di famiglia sempre di lato, mezzo fuori.
Mia moglie Carla me lo diceva: «Non sei più tu». Non parlava dei capelli. Parlava di me, che mi ero chiuso.
Ne ho provate di tutti i colori. Lo shampoo anticaduta, le fiale da farmacia, perfino l'acqua di rosmarino fatta in casa, come nei video sul telefono. Ogni volta due settimane di entusiasmo, poi niente.
Poi una mattina al bar incontro Paolo, un amico di vecchia data. Aveva avuto il mio stesso problema, e adesso aveva più capelli di me. Gli chiedo cosa avesse fatto. Tira fuori uno spray dal giubbotto: «Si spruzza sulla radice e non si risciacqua. Il rosmarino deve stare lì, non nel lavandino».
L'ho usato ogni mattina, dieci secondi davanti allo specchio. Dopo quindici giorni la ragazza del forno mi fa: «Hai cambiato qualcosa?». Nel pettine sempre meno capelli, e quelli che avevo più forti e più folti.
Al nostro anniversario la foto l'ho chiesta io. E Carla mi ha guardato e ha detto: «Eccoti».